LE MIRE

Le lettere dell’alfabeto sono senza dubbio le mire di gran lunga più utilizzate, questo per la loro facilità di presentazione e di utilizzo: ricordiamo che con esse definiamo l’AV morfoscopica.

Non c’è dubbio che la difficoltà di riconoscimento è molto differente da lettera a lettera, ad esempio: I con M, L con O ecc.. Per questo motivo non si utilizzano tutte le lettere indiscriminatamente ma solo delle specifiche combinazioni di caratteri. Queste sono state definite in serie sperimentali di pari difficoltà e sono paragonabili ai parametri della C di Landolt (mira di riferimento per diverse normative).

Le serie più usate sono:

lettere di SLOAN = S O C D K V R H N Z

lettere secondo le norme (BS 4724) = D E H N F P R U V Z

Altra categoria di mire sono propriamente: la C di Landolt, la E di Snellen e la E di Albini.

Queste mire sono considerate come dei “reticoli semplificati”; sono quindi utilizzate nella valutazione dell’AV di risoluzione in quanto si tratta appunto di individuare, cioè “risolvere” l’interruzione dell’anello o l’apertura della E.

Anche nella valutazione del visus nei bambini in età pre-scolare vengono utilizzati simboli e figure che sono stati a loro volta sperimentalmente definiti. Vale la pena di ricordare però che il valore rilevato con queste mire è poco preciso e relativamente attendibile perché il tratto e il particolare caratteristico della figura non corrisponde ad uno standard uguale alle lettere e/o uguale fra le diverse figure; inoltre nei bambini sovente si possono verificare situazioni di incomprensione causate dall’interpretazione infantile che il soggetto da della mira: quindi il “sole” diventa “la palla” l’automobile il camion ecc..

Per questo motivo con i bambini si consiglia di utilizzare i sistemi interattivi a singola immagine e qualora sia possibile evitare l’uso di simboli. In caso contrario è sicuramente di aiuto far riferimento ad una tavola comparativa che il bambino tiene in mano.

COSTRUZIONE DELLE MIRE

Le mire ottotipiche non sono disegnate con la forma e la originalità dei caratteri di stampa ma rispettano per convenzione un criterio ben preciso: sono inscritte in una griglia 5×5 o 4×5 come nel caso della normativa British standard.

costruzione delle mireL’angolo di risoluzione della lettera o meglio del reticolo è dato dallo spessore del tratto e dal dettaglio caratteristico che devono essere di un quinto della grandezza totale del carattere.

La dimensione della mira è data dalla seguente formula:

Hmira = tang ?’ x d x 5

  • H = altezza di tutta la mira (cioè 5 volte lo spessore del tratto)
  • ?’ = angolo in primi sotteso dal tratto della lettera
  • d = la distanza di osservazione

La dimensione della mira in relazione all’AV possiamo calcolarla con la seguente formula:

A = d / (3438xAV) se moltiplichiamo per 5 otteniamo l’altezza di tutta la mira

  • a = spessore mira
  • d = distanza di osservazione
  • 3438 = costante = 360°x60/2r ?

es: d = 4m AV =1,0

H lettera = 4m / ( 3438x 1,0 ) x5 = 0,005817m

PROGRESSIONE DELLA SCALA

La progressione cioè la suddivisione dei valori compresi fra il minimo e il massimo dell’intera scala può rispondere a diverse regole e/o criteri

Se consideriamo i valori di AV espressi in frazioni decimali da 1 a 10 e suddividiamo la scala in 10 parti otteniamo una progressione denominata appunto “decimale” o “armonica” 1/10, 2/10, 3/10,… fino a 10/10 (decimale secondo Monoyer).

Questa scala continua fino ad ora a essere la più utilizzata e mantiene una proporzione fra i “numeri” ma non fra la dimensione delle mire; un esempio: la mira di 1/10 è grande il doppio di quella di 2/10 mentre fra 10/10 e 9/10 la differenza di dimensione è di circa il 11%; la tabella mette in evidenza il rapporto MAR/AV:

AV

1/10

2/10

3/10

4/10

5/10

6/10

7/10

8/10

9/10

10/10

MAR

10

5

3,3

2,5

2

1,66

1,43

1,25

1,11

1

 

Per evidenti ragioni cliniche è utile e importante utilizzare una progressione che mantenga costante la differenza di dimensione fra un livello di visus e l’altro: questo è possibile adottando la progressione geometrica con una ragione di scala pari 0,1log che corrisponde a radic 10 di 10 cioè=1,25892 .

In diversi casi si adotta una ragione = alla radice cubica di 2 = 1,25992 ottenendo un incremento di dimensione pari al 25% le due scale differiscono di un valore assolutamente trascurabile.

Nella scala logaritmica con incremento di 0,1 ad ogni livello la dimensione, e il MAR, aumenta del 26%: riportiamo nella tabella i valori logMAR, MAR, AV; naturalmente la scala, mantenendo la stessa progressione può assumere valori più alti e più bassi di quelli indicati.

logMar

0,0

0,1

0,2

0,3

0,4

0,5

0,6

0,7

0,8

0,9

1,0

MAR

1,0

1,26

1,58

1,99

2,51

3,16

3,98

5,0

6,3

7,94

10,00

AV

1,0

0,8

0,63

0,5

0,4

0,3

0,25

0,2

0,16

0,126

0,1

Anche nel MOS le mire sono disegnate secondo lo standard suggerito da Snellen che le inquadrava in una griglia 5×5 e sono state selezionate lettere con difficoltà simile (secondo le normative BS4724 DEHNFRPUVZ) e le lettere secondo Sloan (SOCDKVRHNZ).

Le mire visualizzate sono definite con dimensioni angolari in primi, hanno valori da 50’a 0.6′ che corrispondono ad un’acutezza visiva da 0.02 a 1.6. è stata adottata la scala a progressione geometrica (norme DIN) che è strettamente paragonabile alla progressione LogMAR (logaritmo del minimo angolo di risoluzione)

Una scala così ampia e dettagliata rende inutili scomodi calcoli e arrangiamenti come può capitare quando si deve spostare il paziente per ridurre la distanza di osservazione e incrementare il valore della dimensione relativa della mira.

AFFOLLAMENTO DELLE MIRE

La distanza fra una lettera e l’altra è definita come affollamento.

Nel MOS questo dato è considerato un parametro fondamentale del sistema e quindi modificabile. Abbiamo definito l’affollamento come “pari a 1” quando la distanza fra una lettera e l’altra è pari alla dimensione della lettera stessa.

Quindi se la distanza fra due mire è pari alla metà della dimensione della lettera l’affollamento sarà definito “uguale 0,5” ecc..

Il sistema è programmato per visualizzare tavole con affollamento 0: mira singola e isolata.

Mire ad affollamento costante pari ad 1: ogni lettera è circondata da un’altra lettera o da un “blocco di affollamento” ad una distanza pari alla dimensione della lettera stessa (tavole comunemente chiamate ETDRS).

Tavole ad alto affollamento: affollamento 0.5.

Affollamento = 1 = 5a

affollamento delle mire

CONTRASTO DELLE MIRE

Premessa :

Ricordiamo che il CONTRASTO fotomerico: è la differenza relativa di luminanza fra due superfici adiacenti.

Nel caso di ottotipi costituiti da lettere, il diagramma di luminanza risulterà essere un’onda quadra. In questi casi si definisce il contrasto di Weber che è regolato dalla seguente formula:

formula contrasto delle mire
contrasto delle mire

nel caso di test costituiti da reticoli a onda sinusoidale si considera la definizione di MICHELSON:

formula contrasto di michelson
contrasto di michelson

Il MOS utilizza hardware e software in grado di riprodurre le diverse tonalità di contrasto sfruttando tutte le possibilità della grafica computerizzata a 24 bit. Questo è possibile solo applicando delle modalità di controllo software del colore molto precise e utilizzando dell’hardware di ottima qualità.

I monitor utilizzati per il MOS corrispondono a precisi standard qualitativi e devono superare dei rigorosi test sulla definizione e sulla precisione della riproduzione del colore.

Il MOS dispone di 3 modalità diverse di test di sensibilità al contrasto che sono descritte nelle pagine successive.

La progressione della scala del contrasto in entrambe i casi è calcolata sul logaritmo della sensibilità al contrasto (come per tutti i test tradizionali in commercio); questo garantisce una costanza nella differenza di difficoltà fra i diversi livelli della scala.
 

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