STEREOTEST A PUNTI RANDOM

stereotest a punti random

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Scopo del test:

lo STEREOTEST si utilizza per valutare la presenza o meno della stereopsi corretta nel soggetto in esame; il suo maggior pregio è che lo fa in modo veloce e sicuro il che lo rende particolarmente pratico negli screening e in quelle situazioni in cui si necessita di una prima valutazione per un eventuale approfondimento.

Lo STEREOTEST da una valutazione immediata della presenza nel soggetto della visione stereoscopica al terzo grado di fusione; ciò implica l’integrazione bioculare e binoculare di alto livello quindi viene data come certa anche la presenza del primo e secondo grado di fusione.

Se invece il paziente non percepisce subito l’immagine presentata si rende evidente una problematica binoculare e la necessità di approfondimento con altri test.

funzionamento test a punti random

Funzionamento del test

L’immagine presentata è stata costruita su una matrice costituta da migliaia di coppie di macchioline corrispondenti, uguali per forma e dimensione ma di colore diverso (rosso, verde) in modo che, nel momento in cui si calza l’occhialino anaglifico, queste possano essere viste singolarmente dai due occhi e però percepite come uniche per la loro uguaglianza; ma restano diverse nella posizione, non sono cioè sovrapposte. Ne consegue che neurologicamente in un soggetto sano non possono essere considerate sullo stesso piano del monitor ma il cervello le percepisce come forma singola slittata su di un piano diverso (virtuale) da quello di osservazione (vedi figura).

Diverse distanze tra i punti corrispoderanno a un diverso posizionamento nello spazio; ad un posizionamento uguale corrisponde invece uno sfondo uniforme.

Il MOS sfrutta questa regola posizionando gruppi di coppie di macchie a diverse distanza da quelle di sfondo; ciò li pone percettivamente su un piano diverso e vengono a costituire delle immagini riconoscibili in rilievo. Maggiore è la distanza, più forte il rilievo perchè l’angolo di stereopsi (ETA) risulta proporzionale alla distanza tra i due punti (RL) alla distanza interpupillare (PD) e alla distanza di osservazione (d) secondo la formula descritta nella pagina seguente.

ALCUNE CONSIDERAZIONI :

Come si deduce dalla grafica le immagini virtuali possono essere percepite davanti o dietro al piano reale a seconda di come sono orientate le “macchie” rosse / verdi.

Si noti come nel caso di immagini davanti al piano d’osservazione l’immagine retinica della matrice stereoscopica sia proiettata temporalmente e nasalmente nel caso opposto.

La diversa specializzazione delle aree retiniche e cerebrali nasali e tempiali sta alla base della spiegazione per cui a parità di angolo di stereopsi (Eta) è più facile percepire il rilievo delle tavole con il rilievo davanti al monitor rispetto a quelle dove l’immagini virtuali sono viste dietro al monitor

– la massima difficoltà che si può riprodurre su un monitor dipende dalla dimensione e distanza fra i pixel: più alta è la definizione del monitor in rapporto alla sua dimensione più piccola sarà la distanza fra i punti rosso e verdi che sarà possibile rappresentare.

Nel caso di monitor da 19 pollici la distanza minima è pari a 0.29 mm: ciò corrisponde ad un angolo (Eta) di118”sec arc a 50 cm e di 66”arc a 90cm

– nell’utilizzo delle tavole stereoscopiche a punti random si tenga presente che una delle condizioni perché siano percepite correttamente è che l’acutezza visiva dell’osservatore sia sufficiente a distinguere in modo separato le “macchioline” cioè la matrice dell’immagine; in caso contrario la retina può confondere i punti e quindi non riuscirà a riconoscerli come corrispondenti.

Procedura :

Il test si esegue con l’ausilio dell’occhialino anaglifico Rosso/Verde.

Quando il soggetto ha calzato l’occhialino gli si presenta la prima schermata e si chiede se vengono percepite delle immagini in rilievo: con risposta affermativa, viene richiesto di indicarne la forma e la posizione nello schermo. Le diverse videate contengono immagini con diversi angoli di stereopsi; alla sinistra del monitor sono riportati gli angoli relativi al test per le distanze di 50 e 90 cm. L’immagine che è rappresentata è una “torta” alla quale ne manca un quarto: il soggetto deve indicare l’orientamento della “fetta” mancante; il valore angolare espresso in secondi d’arco è riportato alla sinistra del monitor alla stessa altezza della figura.

È stata scelta questa forma per la sua regolarità, per la semplicità di spiegazione anche con bambini (si possono fare facili giochi di parole “ dove manca la fetta della torta? ecc..”) e per la somiglianza con il test TNO.

A discrezione del clinico si possono usare tavole con immagini virtuali negative (dietro il piano) o positive.

Si consiglia di presentare le tavole a partire dalla più facile, la tavola n. 0 serve come esempio.

Ricordiamo che l’angolo di stereopsi è in relazione alla distanza di osservazione e alla distanza interpupillare che per convenzione si semplifica considerandola costante e pari a mm.62.

 

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